Latouche: "Recessione non è decrescita"
Thursday, 5 January 2012 10:36 in Press review
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Friday, 9 September 2011 15:49 in Press review
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Scritto da Paolo Cacciari
Mercoledì 13 Aprile 2011 20:10
Si terrà a Venezia, dal 19 al 23 settembre del 2012, la 3a conferenza internazionale sulla decrescita economica per la sostenibilità ecologica e l’equità sociale. Dopo Parigi [2008] e Barcellona [2010], a scadenza biennale, i “partigiani della decrescita” –come li definisce Serge Latouche –si ritroveranno nelle aule dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, sotto la sovraintendenza dell’associazione Research & Degrowth che fa riferimento a Martinez Alier [l’autore di L’ecologia dei poveri].
Il progetto italiano [che èstato preferito ad altri proposti da gruppi canadesi, belgi, tedeschi…] èstato elaborato dall’Associazione per la decrescita [Bonaiuti, Deriu, Tamino, Castagnola, Nilia…] ed è co-promosso dall’IUAV e dall’Universitàdi Udine, dal Comune di Venezia [assessorati all’ambiente e alla programmazione strategica, rispettivamente di Bettin e Ghetti], dall’Arci, da Kuminda e dalle associazioni locali Spiazzi Verdi e Sesterzo che sono impegnate a promuovere per lo stesso periodo una miriade di eventi diffusi nel territorio veneziano [festival, fiere, incontri] dedicati al mondo dell’economia solidale e morale. Ma la partecipazione di altri partner è ancora del tutto aperta. A fine maggio a Terra Futura a Firenze si terràuna assemblea di tutti i possibili partner della Conferenza. L’idea è di promuovere un percorso di avvicinamento a Venezia 2012 con tappe di approfondimento e preparazione.
Titolo generale scelto per la conferenza: “La grande trasformazione. La decrescita comepassaggio di civiltà”. Comunicazioni, gruppi di lavoro e papers si svolgeranno seguendo tre assi principali: Commons, Work, Democracy. Nel tentativo, cioè di immaginare la società della decrescita e di declinare il più concretamente possibile le politiche necessarie alla sua realizzazione.
Come si sa, l’idea della decrescita vive una fase paradossale: da una parte non c’èchi non si renda conto che non sia necessario un decremento dei flussi di materia e di energia da impegnare nei cicli produttivi e di consumo, dall’altra parte tutte le principali istituzioni economiche e pubbliche-statali continuano a puntare sulla crescita economica come soluzione di tutte le crisi [finanziarie, occupazionali, alimentari, ambientali…] che imperversano nel mondo. La politica sembra essere schiava di una coazione volta a riprodurre i meccanismi perversi dell’economia capitalistica. Ci si affida alle “tecnologie verdi” e, più in generale, alla ricerca scientifica come se fossero la divina provvidenza, senza rendersi conto che la logica mercantile che presiede il loro finanziamento le condanna automaticamente ad incrementare [non a ridurre] il monte complessivo delle produzioni e dei consumi, provocando quell’effetto moltiplicatore, “rebound” [che l’economista William Stanley Jevons aveva teorizzato a metàottocento studiando le conseguenze del miglioramento di efficienza delle macchine a vapore].
Affidarsi al mercato per risolvere i guai che il mercato stesso provoca, non sembra essere una soluzione intelligente.
Ma anche tra i sostenitori della decrescita il dibattito è aperto. Così come non tutti danno per scontata la valenza anticapitalistica della decrescita, altri non credono che la si potrà mai intraprendere con metodi consensuali e autogestionali. Decisivo, quindi, sarà il confronto sul tema del lavoro e della democrazia. È evidente che se vogliamo che la decrescita non sia confusa con recessione e miseria [ma, al contrario, piena realizzazione delle facoltà di ogni essere umano] e tantomeno dittatura di nessuna elite di sapienti [ma, al contrario, autonomia di ogni individuo e autodeterminazione delle comunità sarànecessario che temi come quelli dell’occupazione e del reddito e delle forme di partecipazione e del governo della cosa pubblica, raggiungano livelli di elaborazione, comprensione e credibilitàtali da vincere il confronto con le politiche attualmente prevalenti. E non ci convince nemmeno l’attesa che transiti lungo il fiume il cadavere del nemico. Sia perchéla piena del fiume rischia di essere cosìgrande da travolgere anche noi, sia perché [come ha scritto Zizek] le crisi non sempre producono una presa di coscienza: «la prima reazione della gente non è sbarazzarsi dell’ideologia egemone, ma di aggrapparsi ad essa ancor più disperatamente». Come spiegava Freud, in una situazione di panico vince colui che fornisce sicurezze immediate, ancorché false. Insomma non c’è una via alla decrescita che non sia scelta, consapevole, determinata.
Per contatti: venezia2012@decrescita.it