In cammino contro la crisi. La filosofia di Federtrek
giovedì, 22 dicembre 2011 17:27 in Rassegna stampa
da www.prismanews.net del 19_12_11 di Irene Fusco
Si respirava davvero un’aria impregnata di speranze sabato 17 dicembre, alla Città dell’Altra Economia a Roma, dove si è tenuto il primo convegno della FederTrek.
Speranze che hanno il sapore della concretezza, che prendono corpo nell’impegno comune, nella condivisione di principi e di emozioni, e che si condividono intorno a una tavola con cibi genuini e del buon vino. Sarà perché nella crisi e nel disfacimento più totale si avverte il bisogno vitale di una via d’uscita, un altro mondo possibile, o sarà perché è nei momenti più difficili che si dà il meglio di sé, o perché davvero l’alienazione a cui siamo giunti ha raggiunto il suo apice. È per tutte queste ragioni forse che oggi si torna a scoprire il gusto di camminare. Camminare per esplorare, per conoscere, per stabilire un contatto reale con ciò che ci circonda. E per condividere. Questa la “filosofia del camminare” che anima FederTrek, e che in questa giornata di incontro e di festa si vuole ribadire. Filosofia che in tanti condividono. È intervenuta via Skype come testimonial la scrittrice Susanna Tamaro, e ha preso parte al dibattito Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice. [Clicca qui per leggere l’intervista a M. Pallante]. Una rete che sta crescendo, sempre più. Come constata il Presidente di FederTrek, Paolo Piacentini. Presidente quanto è soddisfatto della riuscita di questa iniziativa? “Molto, perché è stato un primo anno in cui abbiamo secondo me iniziato un cammino molto interessante, che interagisce con altre associazioni, come ad esempio il Movimento per la Decrescita Felice; la presenza di Pallante è stata molto importante, perché abbiamo scoperto di avere molte cose in comune che possiamo mettere insieme per aiutare i territori dove andiamo noi a camminare, e lui a promuovere attività di sostenibilità. La cosa che sicuramente è venuta fuori questa sera e che ho notato con molto piacere è l’enorme entusiasmo da parte dei nostri accompagnatori, che condividono il fatto di sentirsi degli ‘operatori del territorio’. Cioè, quando accompagniamo le persone durante le escursioni dobbiamo diventare sempre di più dei facilitatori, mirare a dare alle zone marginali un futuro diverso rispetto alla situazione attuale”. Quanto può servire questa “filosofia del camminare” a fronteggiare la crisi che stiamo vivendo, che non è poi solo economica? “Noi riteniamo che la filosofia del camminare possa aiutarci a cambiare rotta, senza aspettare che la crisi ci travolga tutti. Può insegnarci uno stile più sobrio di rapportarci con il mondo, con l’economia, con la città. Andare ad esempio a piedi in città vuol dire essere meno violenti, meno aggressivi, guardare di più le piccole cose. Camminando nel territorio, te ne innamori, e conosci altre persone che come te ne sono innamorate. C’è un incontro e una comunanza di emozioni. Con la filosofia del camminare possiamo veramente dare alla società dei valori nuovi. Quindi la crisi economica per noi è un’opportunità, una grande opportunità. E una cosa molto bella è che molti giovani con coraggio hanno deciso di seguire questa strada, e ci stanno investendo in modo anche molto creativo”. Quanto ritiene sia importante fare rete? “Fare rete è un’altra cosa importantissima. Con i gruppi di acquisto solidale, per esempio, con le filiere corte, con altre associazioni”. Ho notato una forte presenza di giovani “Sì, è vero e questo è molto positivo. Anche le nuove associazioni che hanno aderito e che fanno educazione ambientale sono tutte associazioni di giovani. Io sono molto ottimista, credo che la strada che abbiamo deciso di percorrere sia molto originale e possa essere una svolta. Forse abbiamo avuto il coraggio e l’intuito di compiere questo passaggio nel momento storico migliore”. Molto interessanti anche gli spunti di riflessione offerti dal Vice presidente, Italo Clementi, tra l’altro Direttore editoriale de La Rivista del Trekking, a cui abbiamo rivolto alcune domande: Ha detto, durante il suo intervento, che la FederTrek non è una federazione sportiva, ma ha alla base una vera e propria filosofia di vita, un approccio al mondo… “Questo direi che è importantissimo, perché noi non siamo nati per essere l’ennesima federazione sportiva, ma un approccio al mondo, che se viene visto solo dal punto di vista sportivo è completamente sbagliato, ci porta fuori strada. Deve essere visto invece come un discorso di cultura del camminare, cultura dei territori, rapporti, socializzazione; ci sono una miriade di positività dietro al camminare, vuol dire recuperare anche un po’ le nostre radici, rendere più forti i rapporti tra le persone, oppure risvegliare dei rapporti tra le persone. Oggi ci sembra di vivere tutti insieme, di socializzare, ma non è così, noi siamo completamente soli. Io ho avuto per esempio delle esperienze bellissime con le scuole. E ho visto dei ragazzi difficili, i ‘bulletti’, che dopo un’ora di cammino erano completamente cambiati, si informavano, chiedevano”. Forse è allora un’illusione che le occasioni di socializzazione stiano aumentando sempre di più, grazie alle nuove tecnologie, ai social network… “Sì, stanno aumentando molto, nel senso che si comunica molto, ma spesso manca il contato diretto con la persona che sta dall’altra parte. Questo tipo di comunicazione, Internet, skype, che è senz’altro utilissima, è un tipo di comunicazione che definisco ‘fredda’. Poi c’è invece la socializzazione ‘calda’, che è quella che avviene tra le persone che si guardano negli occhi, che parlano, che si incontrano, che discutono, che hanno anche delle emozioni. Quindi c’è uno scambio di emozioni, che non può esserci ad esempio attraverso Skype”. Questa filosofia del camminare è alla base anche della Rivista del trekking? “Sì, è una rivista che ha quasi trent’anni, siamo nati nell’84. E abbiamo sempre portato avanti questi valori, anche quando predicavamo praticamente nel deserto. Perché ti guardavano effettivamente come un pazzo. In un periodo in cui la gente lasciava i paesini di montagna per andare a lavorare alla Fiat. E abbiamo visto poi quello che è successo. Sono state abbandonate delle zone incredibili, che oggi possiamo così far tornare a vivere. C’è un mondo che si sta muovendo. All’estero, ma anche in Italia ormai si sta diffondendo questa pratica, ci sono milioni di persone che vanno a camminare per fare il ‘viaggio lento’, cioè il viaggio che ti permette di conoscere i luoghi che attraversi”. Può rappresentare tutto ciò anche un’occasione per un ritorno economico? “Assolutamente sì. Sono degli investimenti che danno sicuramente dei ritorni. È solo che ancora manca questa cultura in Italia, siamo un po’ fermi”. Perché secondo lei è così difficile da far capire, anche ai politici? “Faccio un esempio molto pratico: se io apro in un territorio una piccola azienda con trenta dipendenti, bene o male se ne accorgono. Se invece incentivo la crescita di una serie di agriturismi, di cooperative di giovani, di artigianato, che occupano cento persone, non si notano, il politico non li nota, perché son
o divisi. Colpiscono di più i trenta dell’azienda. Qualcuno comunque che inizia a muoversi su questa strada c’è, anche se sono ancora pochi. Io comunque sia come rivista che come FederTrek non mollo. Siamo fortemente indirizzati in questo senso, saranno battaglie, ma io sento che vinceremo molto presto, in tempi molto stretti”.
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