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mercoledì, 30 novembre 2011 09:39 in Decrescita e dintorni, Rubriche

di Gianni Tamino

Siamo nel corso di una grave crisi economica che è strettamente collegata alla crisi ecologica. A partire dalla rivoluzione industriale, l’economia si è sviluppata grazie allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, portando ad un crescente squilibrio ecologico del pianeta.

Le soluzioni adottate nel passato e che si stanno prospettando anche oggi per l’uscita dalla crisi, continuano a spingere sui consumi. E’ un errore, che rischia da un lato di provocare un irrecuperabile squilibrio ecologico planetario, dall’altro una divaricazione in continuo aumento nella distribuzione del reddito. Nel caso dei consumi alimentari, in particolare, significa continuare a produrre cibo per la parte ricca dell’umanità con grande dispendio di energia derivata dal petrolio, con grandi consumi di sostanze chimiche nocive, riducendo la varietà di specie negli ecosistemi e la biodiversità agricola Di fronte alla crisi attuale o ci si illude di poter rilanciare la crescita economica, rischiando di subire gli effetti devastanti dell’inevitabile decrescita, non programmata e non gestita, quali la disoccupazione e l’impoverimento delle parti più deboli della società, oppure ci si rende conto che la crisi è la conseguenza di una politica liberista e sviluppista, alla quale ci si oppone anzitutto gestendo la necessaria decrescita, intesa non come impoverimento, ma come riduzione dei consumi inutili. Una riduzione dei consumi, che non vuol dire ridurre bensì migliorare la qualit