<!–:it–> Cos’è – e cosa non è – la decrescita<!–:–>

mercoledì, 23 novembre 2011 17:53 in Decrescita e dintorni

di Gianni Tamino

Come spiega Mauro Bonaiuti, il termine decrescita si può prestare ad alcuni fraintendimenti, ed è bene chiarire subito cosa la decrescita certamente non è: non è un programma masochistico di riduzione dei consumi e della produzione, attuato nell’ambito di un sistema economico e sociale immutato rispetto all’attuale.

La decrescita non è semplicemente crescita negativa. È evidente, infatti, che una politica economica incentrata su una drastica riduzione dei consumi creerebbe, data l’attuale struttura del sistema produttivo, una drammatica riduzione della domanda globale e un aumento significativo della disoccupazione e del disagio sociale. Non è questa, certo, la prospettiva per il futuro. Ma decrescita non significa neppure condannare i paesi del Sud del mondo ad un’ulteriore riduzione del reddito pro-capite. Per quanto la decrescita alluda, sul piano economico, ad una riduzione complessiva delle quantità fisiche prodotte e delle risorse impiegate, essa va intesa piuttosto come una complessiva trasformazione della nostra struttura sociale, economica e politica e dell’immaginario collettivo, avendo come prospettiva un significativo aumento, non certo una riduzione, del benesser

e sociale. Quali che siano le forme che la decrescita assumerà avrà sicuramente un carattere multidimensionale, ed è certo che ogni cultura, ogni territorio, la esprimerà in forme proprie e diverse. I livelli ai quali agisce il processo di decrescita vanno da quello economico a quello sociale e a quello politico. Ad esempio, sia il livello economico che quello sociale devono affrontare il grave problema del lavoro e della disoccupazione. Ma non ci si può limitare, come spesso accade, alla difesa dei posti di lavoro esistenti: se infatti per difendere i posti di lavoro e aumentare il PIL dobbiamo avere più autovetture, più cellulari, ecc. il discorso diventa senza senso, perché non possiamo avere più macchine e più dispositivi elettronici che abitanti e soprattutto non possiamo ignorare i limiti delle risorse e la produzione di rifiuti. La via d’uscita è nella decrescita, non intesa in senso banale, ma nella visione di una trasformazione della logica di produzione dei beni. Un bene effimero si guasta, non è più utilizzato e diviene rifiuto: tutto questo è programmato. Analogamente un aumento della produttività non comporta un aumento dell’occupazione, ma al contrario si aumenta il numero di prodotti, di beni, con una minore occupazione, proprio come è avvenuto in agricoltura. Occorre rovesciare il discorso attraverso un cambiamento di paradigma e di visione culturale. E’ necessario far comprendere che l’occupazione è molto più elevata se aggiustiamo beni aggiustabili e produciamo pezzi di ricambio che non utilizzando la logica dell’ “usa e getta”. Solo così avremo un aumento dell’occupazione e nello stesso tempo una riduzione dei consumi di materie prime.

zp8497586rq